Portare il minerale
Le frasi senza etichetta sono fatti documentati; le altre sono segnate «probabile» o «incerto».
Scavare il minerale era solo metà del lavoro: bisognava portarlo fuori dalla montagna e poi fino ai forni e alle fabbriche. Per secoli lo si fece a spalla e a dorso di mulo; poi vennero le strade, i piani inclinati, le funicolari, le teleferiche e gli ascensori. Questa pagina segue il minerale nel suo viaggio e mostra le macchine che l'acqua e la gravità facevano muovere.
A spalla dentro la miniera
Nel 1829 Falquet e Banchieri scrivono che per i trasporti interni si impiegano bambini di dieci-dodici anni, che si caricano sulle spalle 7, 8 e anche 10 rubbi di minerale, circa 90 chili, e lo portano in superficie salendo per rampe molto inclinate. Solo nei fossati più grandi, quelli di Gattino, Biava e Mongenet, il minerale va a spalla fino alla galleria di trasporto e poi prosegue su carrelli; nei fossati più alti lo si porta a spalla per 26-30 metri di dislivello. Nel 1824 Despines descrive la cava più importante, il «Ciapej» dei Gattino, con 7 o 8 piani collegati da pozzi inclinati: il maggiore è detto «delle quattro ore». L'acqua si toglie con pompe a mano lunghe circa 12 piedi, mosse da due uomini.
Nel Novecento la miniera è organizzata in altro modo. Pozzi verticali danno aria e fanno scendere il minerale nelle tramogge; discenderie inclinate di circa 45 gradi, con un argano o una cremagliera, lo portano in alto; secondo Beratto un pozzo verticale profondo 114 metri, con gli ascensori, collega i quattro livelli inferiori. Il sito del museo parla invece del piazzale a quota 890 e di tre livelli sottostanti probabile: i conti tornano se il livello 890 è contato fra i quattro, perché sotto ci sono il 860, il 826 e il 778.
Fonti: Berattino 1988, pp. 144-145, 151, 170-171; Beratto (tesi), p. 34; sito del Museo della Miniera, «Piazzale Bracco Giorgio D»
A dorso di mulo
Fino al 1832 Traversella non ha una strada moderna e il minerale scende solo a dorso di mulo, con un carico di circa 80 chili; le mulattiere sono ripide e piene di tornanti e spesso si perde parte del carico. Nel 1824 Despines conta ogni giorno 600-700 muli e altre bestie da soma che portano il minerale da Traversella a Lessolo in circa tre ore, con carichi di 6-12 rubbi; bestie e mulattieri vengono da Fiorano e da Lessolo. Nel 1829 Falquet e Banchieri calcolano un carico medio di 9 rubbi per bestia, circa 83 chili, 57.924 viaggi l'anno, 223 muli e 56 uomini, uno ogni quattro muli; da Lessolo alle officine il minerale prosegue su 60 carri da 50 rubbi tirati da un mulo.
Prima del 1832 la mulattiera principale passava per Drusacco, Vico e Brosso e scendeva fino a Calea; il ramo per Ivrea e la bassa Valle d'Aosta era la mulattiera «della Costa», che da Brosso scendeva «in ripidi tornanti» a Calea. Il trasporto era anche un punto di controllo: i bandi del 1779 vietano di caricare di notte o senza bolla e l'ordinamento del 1827 obbliga conducenti e portatori a fermarsi per la pesatura, con una tolleranza di cinque libbre.
Fonti: Costa, Garabello 2022, diapositive 19, 22, 31; Berattino 1988, pp. 158, 173, 255, 258
Le strade
Nel 1749 il Comune di Traversella costruisce un grosso ponte di legno sul Bersella, in regione «delle Folle». La carrozzabile «Gastaldetti» da Traversella a Strambinello, proposta da Gattino nel 1806, è fatta dall'impresario Carlo Preverino entro il 1832, con un pedaggio di 0,50 lire al quintale per trent'anni: il trasporto costa circa un quinto in meno. Per costruirla Preverino usa la ghiaia delle «giavinere», contro la popolazione che ne viveva. La strada francese da Lessolo a Vico, lunga 6 chilometri con una pendenza di circa il 7%, cade presto in disuso; nel 1880 si comincia la carrozzabile da Alice Superiore a Lessolo e nel 1883 i carri di minerale cessano.
A Brosso nel 1862, secondo Zampari, portare una tonnellata di pirite dalla miniera a Ivrea costa L. 7,50, più che scavarla; una strada a carri fino a Caglia porterebbe quel costo a L. 3,50.
Fonti: Berattino 1988, pp. 240-241, 259-263; Zampari 1862, pp. 2-3
Piani inclinati e funicolari a Brosso
Alla fine dell'Ottocento, scrive Chiappino, a Brosso i lavori sotterranei passano da tecniche empiriche a soluzioni razionali, con piani inclinati e funicolari probabile. Sulla planimetria dei lavori del 1924, ripresa nella sua tesi, compaiono gli argani e le ruote del piano inclinato con la nota «pieno tira su il vuoto»; il piano inclinato scende da Bore fino a un grande edificio di Valcava a quota 362,20 e lungo la valle corrono le linee Decauville.
Nel sotterraneo di Salvere Chiappino ha misurato un piano inclinato lungo 20 metri a 23 gradi e una rampa di 43 metri a 35 gradi, accanto a un camminamento con gradini di legno di circa 55 metri a 25 gradi; la galleria di carreggio, lunga più di 300 metri, ha ancora i binari originali. Nel 1908 i minatori chiedono una paga di L. 4,25 al giorno per i caricatori della funicolare e di L. 3,50 per i caricatori dei piani inclinati. Un sito di appassionati scrive che i binari più antichi erano di legno, perché il ferro si consumava per l'acidità incerto.
Fonti: Chiappino 2010, p. 26; Chiappino 1996, pp. 56, 64-65, 69, 71, fig. 10.1; Vescovo 2002, p. 73; mineralidelpiemonte.com, «Miniere di Brosso»
Le teleferiche
Nel 1907, scrive Chiappino, una teleferica lunga 3.500 metri comincia a portare il concentrato di pirite da Valcava alla stazione ferroviaria di Montalto Dora probabile. Una carta delle concessioni Sclopis nella sua tesi disegna da Valcava una linea retta con la scritta «Funicolare» che attraversa l'Assa e la Dora e arriva alla ferrovia presso Montaldo Dora, a quota 247. La tesi non dice da dove venga la carta: se fosse una tavola della monografia di Sclopis e Bonacossa del 1900, una funicolare verso Montalto esisterebbe già prima del 1907 incerto.
Anche Traversella ha la sua teleferica per Montalto Dora: nel 1938 secondo Costa, nel 1939 secondo Berattino incerto. Nella zona del piazzale Bracco Giorgio restano i resti della funicolare per Montalto probabile. Come fossero fatti i carrelli e quale fosse il tracciato preciso delle due linee le fonti lette non lo dicono.
Fonti: Chiappino 2010, p. 26; Chiappino 1996, fig. 6.1, p. 48; Costa e altri 2019, p. 10; Berattino 1988, p. 263; sito del Museo della Miniera, «Piazzale Bracco Giorgio D»
L'acqua che muove le macchine
Lungo l'Assa Vescovo descrive pestelli idraulici tutti uguali: tre aste di circa 3,5 metri, ognuna con un pistone su un mortaio di pietra, alzate dalle camme di un albero motore di 3-3,5 metri mosso dall'acqua probabile. A Traversella il catasto del 1717 registra un edificio di «fucina e pista» servito da una roggia e una carta del 1921 mostra sulla destra del Bersella un follatoio, un'officina da fabbro e un mulino serviti da una roggia. Nel 1860 anche le macchine di Sella sono mosse da una ruota idraulica. Nel Novecento l'acqua del Bersella fa girare la turbina della centrale idroelettrica della FIAT, con trasformatori da 30.000 a 500 volt probabile.
La camma trasforma il moto rotatorio dell'albero in moto alterno: girando solleva l'asta, poi la lascia ricadere per il suo peso. È lo stesso principio del maglio, che con l'energia dell'acqua alza un martello e lo lascia cadere; Napione, nel 1785, parla per Brosso proprio di un martello mosso dall'acqua probabile.
Fonti: Vescovo 2002, pp. 26-27; Berattino 1988, pp. 275, 277, fig. 34; Burci 1860, p. 16; sito del Museo della Miniera, «Sala Edoardo Rey e delle attrezzature»
Per la classe
Proposte di calcolo. Il piano inclinato di Bore funziona con la regola «pieno tira su il vuoto»: due carrelli legati allo stesso cavo, che passa su una ruota in cima, si muovono in senso opposto. Scrivete la condizione perché il carrello pieno, scendendo, tiri su quello vuoto senza motore: (m pieno − m vuoto)·g·sen α deve superare gli attriti; a che cosa serve allora il freno sulla ruota? Sulla rampa di Salvere lunga 43 metri a 35 gradi, quanto dislivello si supera? (Circa 24,7 metri.) Infine: la teleferica partiva da Valcava, dove l'edificio è a quota 362,20, e arrivava alla ferrovia presso Montaldo Dora, a quota 247; con una lunghezza di 3.500 metri, quale pendenza media aveva la linea? (Circa il 3,3%: è una stima, perché i due punti vengono da carte diverse e il tracciato vero non lo conosciamo.)
Fonti: Chiappino 1996, pp. 64-65, 69, figg. 6.1 e 10.1
Fonti della pagina
- G. Berattino, Le miniere dei «Baduj» di Traversella, Ivrea, Ferraro, 1988.
- R. Beratto, Studio geologico dei corpi minerari del giacimento di Traversella, tesi di laurea in Scienze geologiche, Università di Torino (anno non indicato; rilievo in galleria 2001-2002).
- E. Costa, D. Garabello, La produzione di magnetite a Traversella (Lo sfruttamento delle miniere durante il XVIII e XIX secolo), presentazione alla tavola rotonda AIPSAM, Traversella, 1° ottobre 2022 (si citano le diapositive).
- E. Costa, G.A. Dino, P. Benna, P. Rossetti, The Traversella Mining Site as Piemonte Geosite, in «Geoheritage», 11(1), 2019, pp. 55-70 (si citano le pagine del post-print, 1-24).
- F. Zampari, Relazione sulla miniera di pirite di ferro di Brozzo dei Fratelli Sclopis, Torino, 28 dicembre 1862 (pagine non numerate, contate 1-3).
- C. Chiappino, Le miniere di Brosso: un patrimonio millenario di storia umana e scientifica, in «Opera Ipogea», 1/2010, pp. 23-30.
- C. Chiappino, Recupero e valorizzazione a scopo museale della Miniera di Brosso, tesi di laurea in Ingegneria, Politecnico di Torino, 1996.
- M. Vescovo, Situazione storico-economica della Valle di Brosso dal XV al XX secolo, prova finale, Facoltà di Scienze politiche, Università di Torino, a.a. 2001/2002.
- G. Burci, L'elettricità applicata alla preparazione meccanica del minerale di rame estratto dalla miniera di Traversella in Piemonte, Pisa, Tipografia Pieraccini, 1860.
- T. Berardi, Miniere di Brosso, mineralidelpiemonte.com (sito cessato; copia Internet Archive del 2007), consultata il 16 ottobre 2026. (divulgativa)
- Museo della Miniera di Traversella, sito ufficiale, https://mmttraversella.it/, consultato il 16 ottobre 2026.
