Lo skarn di Traversella
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Circa 30 milioni di anni fa un piccolo corpo di magma si ferma sotto la Valchiusella. Dove tocca i marmi dolomitici i suoi fluidi caldi li sostituiscono con una roccia nuova, lo skarn, e al margine dello skarn si concentra la magnetite. Traversella è l'unico skarn mineralizzato delle Alpi: questa pagina spiega come si è formato e come lo hanno letto i geologi, dal 1901 a oggi.
Il plutone
Il plutone di Traversella è un corpo intrusivo di composizione da quarzodiorite a monzodiorite, di età oligocenica: circa 30 milioni di anni, 30±5 secondo la datazione di Krummenacher ed Evernden del 1960. Appartiene al magmatismo periadriatico, che fra circa 43 e 29 milioni di anni fa ha prodotto i plutoni allineati lungo la Linea Insubrica, come l'Adamello, la Bregaglia e il Cervo; questi corpi non risentono del metamorfismo né della deformazione alpina. Si mette in posto quando la fase principale di sollevamento delle Alpi sta rallentando.
È piccolo: circa un quinto del plutone del Cervo e meno di un centesimo dell'Adamello. Secondo Munari il magma, a circa 800-900 gradi, si fermò a circa 7 chilometri di profondità, a 1500-2000 bar, e si raffreddò in un tempo fra migliaia e decine di migliaia di anni probabile. Per lui la roccia è una microdiorite quarzifera a grana minuta proprio perché il plutone, piccolo, si raffreddò in fretta probabile. La diorite affiora dalla sinistra del Bersella, nella zona delle miniere, fin verso Brosso e Calea; occupa anche la Torretta delle Cime (1556 metri).
Fonti: Costa e altri 2019, pp. 5-6; Dalla Costa 2011, p. 2; Munari 2019, pp. 39, 80-82, 97, 106; Colomba 1913, p. 275
Le rocce incassanti
Il magma entra nella Zona Sesia-Lanzo, un'unità austroalpina di micascisti e gneiss, nel Complesso dei Micascisti Eclogitici: micascisti, gneiss, marmi dolomitici, cornubianiti calciche, calcefiri e lenti di eclogiti. Munari presenta queste rocce come parte di un'unità nata dal margine africano della Tetide probabile; secondo lui i micascisti derivano da argilliti di circa 320 milioni di anni fa, trascinate in subduzione fino a circa 50 chilometri di profondità e poi riesumate probabile. Rispetto al Cervo, che ha intruso la stessa zona, a Traversella si aggiungono livelli di marmo dolomitico e la presenza dei giacimenti.
Vicino al plutone le rocce cambiano per metamorfismo di contatto: i marmi ricristallizzano, i micascisti diventano neri perché la biotite sostituisce la fengite e il granato passa da rosso a nero. Si vede in superficie al Pian del Gallo e meglio lungo la galleria Anglosarda. Munari chiama micascisti cornubianitici quelli poco trasformati e cornubianiti quelli compatti, con biotite in scagliette nere: l'alterazione cresce avvicinandosi alla diorite probabile.
Fonti: Costa e altri 2019, pp. 6-7; Dalla Costa 2011, p. 3; Munari 2019, pp. 26, 34-35, 42, 99-100
Come nasce lo skarn
Lo skarn è una roccia che si forma per metasomatismo, cioè per scambio di sostanze, fra i fluidi caldi emessi da un corpo intrusivo e le rocce preesistenti, con la formazione di granato, pirosseno e altri minerali. A Traversella il sistema è completo: il corpo magmatico, le rocce incassanti trasformate, vari tipi di skarn con i minerali utili, vene idrotermali e brecce, visibili sia in superficie sia in galleria. Traversella è l'unico deposito di skarn mineralizzato delle Alpi.
Lo skarn di prima generazione, detto prograde, è una roccia granulare di diopside e granato, spesso con forsterite, che sostituisce del tutto la roccia di partenza: sta a contatto con la diorite e si è formato ad alta temperatura dalla reazione fra i fluidi magmatici e i marmi dolomitici, con apporto di silice. Affiora al Pian del Gallo, al Pian degli Svedesi e lungo la galleria Anglosarda. Poi fluidi via via più freddi idratano questi minerali e formano lo skarn retrogrado, con talco, tremolite, actinolite, carbonati e clorite. I fluidi si sono infiltrati soprattutto lungo i contatti fra rocce diverse e meno lungo le fratture.
Già Novarese, nel 1901, proponeva una genesi in due tempi, prima per emanazioni gassose e poi per acque termali: i minerali avrebbero sostituito soprattutto le masse di calcare attaccate e portate via probabile.
Fonti: Costa e altri 2019, pp. 2, 6-7; Dalla Costa 2011, pp. 3-4; Munari 2019, p. 102; Novarese 1901, p. 88
Dove si concentra la magnetite
I corpi di magnetite sono allineati grosso modo nord-sud, quasi paralleli al contatto con il plutone. Stanno al limite esterno degli skarn prograde, fra questi e la roccia incassante, e il loro limite esterno è netto. La magnetite grossolana è associata soprattutto a forsterite e diopside: per Costa e colleghi i corpi di magnetite sono quindi probabilmente una varietà dello skarn prograde ricca di ferro probabile. La massa principale dello skarn sta fra un grosso letto di marmo dolomitico e i paragneiss che immergono verso il plutone; lungo l'Anglosarda i corpi di magnetite si vedono proprio al limite esterno degli skarn.
Con lo skarn retrogrado arrivano i solfuri, rari nel prograde: soprattutto pirrotina, pirite, calcopirite e arsenopirite. La scheelite, il minerale del tungsteno, si è formata probabilmente per lo più in questa fase probabile. Ancora più tardi la circolazione dei fluidi forma vene e brecce con quarzo, carbonati, pirite, oro e galena: da qui vengono molti campioni da collezione.
I minatori riconoscevano una varietà di skarn e la chiamavano «Porta 'd Fer», la porta del ferro, perché annunciava il minerale a pochi metri probabile. Già Novarese descriveva la «roccia granatifera» del giacimento come calcare trasformato in una miscela di granato, epidoto, pirosseno, clorite e anfibolo.
Fonti: Costa e altri 2019, pp. 7, 9; Dalla Costa 2011, p. 3; Munari 2019, p. 103; Novarese 1901, p. 86
Brosso: lo stesso magma, un altro giacimento
Anche i giacimenti di Brosso, al bordo sud-orientale del plutone, dipendono dall'intrusione, ma hanno caratteri molto diversi: pirite ed ematite (l'oligisto delle fonti antiche) in masse calcaree estese, interstratificate ai micascisti. Novarese, nel 1901, trovava «oscura» la grande differenza fra Brosso e Traversella. I giacimenti di Brosso non sono a contatto diretto con il massiccio; Munari scrive invece che a Brosso non manca magnetite di skarn a contatto con il plutone incerto. Per lui i fluidi idrotermali si infiltrarono nei micascisti più laminati vicini alla Linea del Canavese e portarono ematite, pirite e calcopirite fino a Calea probabile. Bonacossa non riusciva a stabilire se si fosse deposta prima la pirite o l'ematite e propendeva per la pirite probabile.
Fonti: Costa e altri 2019, p. 6; Novarese 1901, pp. 76, 79, 87, 90; Colomba 1915, p. 6; Munari 2019, pp. 106, 108
Le idee dei geologi d'epoca
La roccia del plutone fu ritenuta a lungo una sienite. Rosenbusch e Novarese la classificarono come diorite, sulla base degli studi petrografici di Traverso; Novarese, nel 1901, la chiama ancora «sienite» per evitare equivoci, ma riporta che il feldspato dominante è un plagioclasio e che l'analisi chimica conferma la natura dioritica. Novarese dimostra anche che il massiccio è intrusivo e più recente dei micascisti, perché ne taglia gli strati.
Novarese riteneva il massiccio non più antico del Miocene, perché non porta tracce del corrugamento alpino; la datazione moderna, all'Oligocene, lo supera incerto. Secondo Colomba, Müller vedeva a Traversella analogie con Persberg, in Svezia: prima uno skarn da metamorfismo dei calcari, poi la deposizione dei minerali metallici probabile. Per il Riondello Colomba, contro Müller, propone almeno due banchi di calcare sovrapposti incerto.
Fonti: Colomba 1913, p. 271; Novarese 1901, pp. 80-84, 92; Colomba 1915, pp. 5, 9-10
Per la classe
Lo skarn si osserva senza entrare in galleria: al Pian del Gallo si vedono in superficie le rocce trasformate e gli skarn prograde, mentre le migliori esposizioni della diorite sono nelle cave vicino a Traversella e Vico Canavese. Il campione di «Porta 'd Fer» mostrato da Munari viene dalla discarica accanto al Piano degli Svedesi probabile; in un campione della stessa discarica i laboratori hanno riconosciuto anfibolo, andradite, calcite, clinocloro, magnetite, quarzo e talco. Proposta: confrontate l'elenco con i minerali degli skarn prograde e retrogrado di questa pagina e dite a quale fase appartiene ciascuno.
Fonti: Costa e altri 2019, p. 7; Munari 2019, p. 103; Baldassarre e altri 2025, pp. 9-10
Fonti della pagina
- E. Costa, G.A. Dino, P. Benna, P. Rossetti, The Traversella Mining Site as Piemonte Geosite, in «Geoheritage», 11(1), 2019, pp. 55-70 (si citano le pagine del post-print, 1-24).
- L. Dalla Costa, tesi di laurea triennale sulla cobaltite negli skarn di Traversella, Università di Padova, relatore P. Nimis, a.a. 2010/2011.
- P. Munari, Valchiusella: le rocce raccontano. L'impronta geologica su paesaggio, cultura e attività umane, Press Up, 2019. (divulgativa)
- V. Novarese, L'origine dei giacimenti metalliferi di Brosso e Traversella in Piemonte, in «Bollettino del R. Comitato Geologico d'Italia», 32, 1901, pp. 75-93.
- L. Colomba, Ricerche sui giacimenti di Brosso e di Traversella. Parte I: Osservazioni petrografiche sul massiccio dioritico di Valchiusella, in «Memorie della R. Accademia delle Scienze di Torino», ser. II, 63, 1913, pp. 271-325.
- L. Colomba, Ricerche sui giacimenti di Brosso e di Traversella. Parte II: I fenomeni di metamorfismo e di deposito nei giacimenti inferiori di Traversella, in «Memorie della R. Accademia delle Scienze di Torino», ser. II, 66, n. 3, 1915, pp. 1-53.
- G. Baldassarre e altri, Exploring the Recovery Potential of Critical and Strategic Raw Materials from Traversella Mine (Piedmont, Italy) Waste: A Comparison of Laboratory-Scale Separation Techniques, in «Mining», 5(2): 21, 2025.
